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L'incantatore di serpenti
Nella città di Abrsellah, di primo mattino, un uomo aveva sparso la voce che in quel luogo i passanti avrebbero assistito alla più strabiliante fra le rappresentazioni di piazza: un prodigioso flautista armato del suo magico strumento sarebbe riuscito a risvegliare decine di cobra velenosi i quali, al soave suono, avrebbero risposto danzando infaticabilmente per l'intera giornata.
A mezzogiorno l'incantatore di serpenti iniziava a produrre stridule note, e nonostante i serpenti non fossero affatto incantati, i turisti erano abbastanza appesantiti dal caldo per soffermarsi un minuto ad ascoltare quella torva melodia orientale. Gli animali, intanto, all'interno della loro cesta scoperchiata, dormivano ben cullati dalle scale modali, riscaldati dal sole.
Diciamo il vero. Normalmente lo show non prevedeva il vero impiego dei serpenti: questi, con la loro presenza, avevano il compito di creare un po' d'aspettativa e incutere un pizzico di timore nella folla; poi, figurarsi, andava sempre a finire che verso le due del pomeriggio una persona generosa offrisse il pranzo al flautista, ma più per compassione che per aver gradito lo spettacolo.
Quella volta però, le cose presero un'altra piega.
Un signore impaziente di assistere a qualcosa di eccezionale, decise di lanciare dei soldi sulla cesta, così, tanto per incoraggiare il musicista a stringere sulle fasi preliminari e stimolarlo alla partenza vera e propria dell'incantesimo. Il caso volle che una delle monete colpisse piena la fronte del serpentello più esposto il quale, sbigottito, sollevò un momento la testa.
«Incredibile! Incredibile!» gridò eccitata un'elegante signorotta «Incredibile, i cobra si stanno risvegliando, iniziano a danzare... che emozione!»
(Inter nos: non si trattava di cobra dal morso letale, ma di innocue bisce impigrite dalla sedentarietà.)
Immediatamente altro denaro cadde all'interno di quella che fungeva da dimora per i viscidi animaletti i quali, preoccupati, sperimentavano nuove posizioni nella speranza di veder cessare la dolorosa pioggia sonante.
Ancora cinque, dieci monete andarono a stamparsi sugli occhi dei serpenti che a quel punto pensarono seriamente di mettersi in salvo cercando riparo gli uni sotto gli altri, dando vita a particolari intrecci sguscianti e creando una curiosa alternanza di teste e code, che stavolta, davvero, iniziava ad entusiasmare la platea.
«E' UN MIRACOLO! I SERPENTI DANZANO!»
Per la gioia del flautista, valanghe di spiccioli scrosciavano copiose sulla capoccia dei rettili che non potevano trovar riparo neanche tentando di fuggire poiché immediatamente ricacciati all'interno della cesta dall'afflusso di monete. L'estenuante ricerca di salvezza li obbligava a una sinuosa, frenetica danza che infervorava sempre di più il pubblico astante.
La gente, lo si sa, è eccessiva: una grandinata di metallo si abbatté violenta sulla capoccia verde delle povere bestiole, e la corsa alla salvezza divenne sempre più convulsa, per molte molte e molte ore della giornata.
Al calar del sole, l'ormai ricco proprietario del teatro ambulante si decise a chiuder bottega. Gli spettatori s'erano dileguati soddisfatti, ed egli dette uno sguardo al suo contenitore di vimini: i serpenti lo guardavano attoniti, incantati.
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