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Guadagnare i primi vizi
Intanto diamo un significato ai "vizi"
A Livorno, o forse anche in altre città della Toscana, "guadagnarsi i vizi" per un ragazzo significa racimolare autonomamente qualche soldino. In questo caso i vizi possono essere gomme da masticare, carburante per il motorino, merenda per la scuola, roba di questo genere. Sostanzialmente significa "tentar di gravare il meno possibile sulla famiglia".
E come si fa per guadagnarli?
Difficile rispondere, ognuno s'ingegna a modo suo. Io ebbi fortuna, non dovetti muovere un dito, o meglio, le dita mi fu chiesto di muoverle sull'organo liturgico.
Nella mia città natale, l'Apparizione è una chiesa conosciutissima, cappella che gran parte dei livornesi brama conquistare e invadere nel giorno del proprio matrimonio; la si raggiunge percorrendo la via Aurelia verso sud, oltrepassando il rione Ardenza.
L'ingaggio
Siamo nel 1971, ho 13 anni. Chissà dove e chissà quando, il parroco dell'Apparizione mi ha sentito suonare e cantare a qualche cerimonia religiosa; evidentemente gli ho dato nell'occhio: si procura il mio numero telefonico e mi chiede di diventare organista ufficiale della sua parrocchia. Diretto, senza giri di parole.
In effetti avevo già cantato e suonato parecchie volte in chiesa, vuoi per lo sposalizio d'un parente, vuoi per la comunione d'un cugino, vuoi perché fino a poco tempo prima ero io stesso credente e praticante, dunque le occasioni per suonare un organo non erano mancate.
Per telefono domando al parroco: – Vuol dire che sarei ricompensato?
Lui: – Certo, ti darò mille lire per ciascun matrimonio in cui suonerai e canterai.
Io: – Ho 13 anni, sto cambiando voce, in questo periodo non riesco a cantare.
Lui: – Fa niente, basta che tu suoni. Affare fatto?
Io: – Ehm... non so se... boh, sì, affare fatto. Quando iniziamo?
Lui: – Subito, domenica prossima alle ore (chi se lo ricorda) c'è un matrimonio. Sii puntuale, mi raccomando.
Così, ogni domenica mattina o quasi, salivo sul mio bell'autobus e raggiungevo l'Apparizione; da una parte mi faceva un po' fatica alzarmi presto anche nei giorni festivi, dall'altra ero contento di guadagnarmi i vizi. Poi c'è da considerare che qualche volta i matrimoni erano due, tre, anche quattro in una sola mattina, cosicché, tralasciando il fatto che in quelle interminabili ore mi sarei sparato per la noia, durante la settimana potevo fare la vita del signore.
Dopo tanti matrimoni, il divorzio
Due anni dopo, quando le mille lire non avevano più senso o quasi, parlai col parroco e gli chiesi un piccolo aumento; usai proprio queste parole: "piccolo aumento". Lo feci in tutta serenità, con la coscienza a posto e sicuro di non pretendere l'impossibile; sapevo bene che il pio sacerdote avrebbe potuto accontentarmi senza neanche accorgersi di farlo, lo sapevo benissimo.
Ma al buon pastore la mia richiesta non piacque, storse il naso; a me non piacque il suo naso storto, e il nostro rapporto terminò per sempre. Meglio così, i miei vizi erano già abbondantemente coperti: qualcun altro in quel periodo stava già trattandomi come un giovane professionista, non come il bambino su cui fare una cresta spropositata. La sera stessa offrii da bere agli amici cantando a pieni polmoni "Tantum Ergo Sacramentum".
La mia ultima apparizione nella chiesa dell'Apparizione. Sono in trio con soprano e violinista. Il violinista non si vede, ma si vede il suo violino. E' il 1973, ho 15 anni.
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