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Prime scoperte, quelle importanti
I suoni d'ambiente
Potevo avere tre o quattro anni quando cominciai a porre particolare attenzione ai fenomeni acustici che mi circondavano, era uno spasso rimuginarci per intere giornate. In quel periodo mi accorsi che la voce scura e mordace di mio nonno Virgilio aveva una certa somiglianza col rumore emesso da una cerniera dell'armadio di camera (scricchiolio grave, profondo, amplificato dalla cassa armonica che lo stesso armadio creava); mi accorsi che il miagolio del gatto si avvicinava al suono che produce un corto elastico pizzicato, se ne viene variata ad arte la tensione; mi accorsi che, usando la mia sola voce, riuscivo ad emettere frequenze identiche a quelle dei fischi dei ragazzi che giocavano a figurine per strada. E mi accorsi che alcune signore, rimproverando duramente i figli, facevano il verso dei gabbiani. Preciso.
All'epoca la mia faccia era più o meno questa. La foto mi ritrae assieme a Motorino, il gatto di casa, che si chiamava così per via delle sue fusa reboanti. Qualcuno sosteneva che la bestiola andasse a benzina.
Soprattutto scoprii che, oltre a tirare calci alla palla, oltre ad arrampicarmi sul pergolato del giardino, oltre a percorrere il lungomare sulla bicicletta con le ruotine laterali, oltre a scendere le scale di corsa e sfracellarmi sui vasi da fiori del palazzo, oltre a passare interi pomeriggi assieme a Stefania (indimenticabile compagna d'avventura e di pronto soccorso), c'era un altro bellissimo gioco a portata di mano, un gioco che non costava niente e che potevo fare sempre, senza buscare sculaccioni. Quel gioco si chiamava ascolto.
bicchiere
Ascoltavo tutto. Tutto. E tutto aveva qualcosa da dire. Per la verità i pneumatici sull'asciutto dicono poco e niente, ma sul bagnato... ragazzi, son poesia. Un biscotto sgranocchiato da un amico rimbomba cupo, se lo metto in bocca io frizza all'orecchio, chissà perché. Un rubinetto che perde è fastidioso, ma a tratti può andare a tempo con la canzone che c'è alla radio; e se si ha un po' di fortuna, la nota della goccia che rimbalza sulla pentola può capitare nella giusta tonalità. E ancora, le scoperte, quelle importanti: il bicchiere pieno ha un suono più grave del bicchiere vuoto. Cacchio, un bicchiere si può accordare! Basta versarci la giusta quantità d'acqua. Ma bisogna accorgersene, e quando ti accorgi che un bicchiere si può accordare, hai vinto la lotteria di capodanno. Non rimane che scappare lesti da nonna Ivoletta che ti rincorre impugnando un battipanni, perché a lei cinquanta bicchieri sul tavolo e la cucina allagata non piacciono.
Dalla strada
Per uno che abita al pian terreno, la strada è una sorgente sonora inesauribile: ogni cosa fa rumore, e ogni rumore può essere oggetto di analisi. Si prende uno sgabello (non troppo alto, ché mamma non vuole) e ci si affaccia alla finestra, aggrappati comodamente al davanzale.
L'attesa è breve, nell'arco di un minuto passa la signora con la sporta della spesa, quella coi tacchi che fanno chiasso.
«Però, strano, la signora viene da sinistra, e il ritmo dei suoi tacchi sull'asfalto si sente anche da destra. Il rumore è identico... no, non proprio identico, è un po' più debole, più confuso, e arriva con un attimo di ritardo rispetto a quello originale. Questa è roba da grandi: bisogna che qualcuno me la spieghi, da solo non la capisco».
Si scende dallo sgabello, si prende chiunque sia in casa e lo si costringe ad affacciarsi alla finestra (ma bisogna correre, perché siccome la signora coi tacchi va veloce, poi bisogna aspettarne un'altra). Quel chiunque lo si invita anzitutto ad ascoltare, poi lo si tempesta di domande. Qualcosa viene fuori: sembra che il suono viaggi nell'aria, arrivi non solo diretto alle nostre orecchie, ma sia capace di rimbalzare nei muri e tornare indietro per farsi ascoltare un'altra volta, e magari un'altra, e un'altra ancora.
«Oh, questo suono ha del miracoloso, mica scherza. Qui bisogna imparare a leggere alla svelta; chissà quanto si parla del suono sui libri, e chissà quanti altri segreti nasconde, il suono. Ho visto che in tivvù c'è una trasmissione che impara... no, si dice insegna, insegna a leggere e scrivere, la conduce un certo Maestro Manzi, sarà meglio iniziare a guardarla».
Dopo pochi mesi sapevo leggere e scrivere[*]. Il problema è che di libri sul suono non ne trovavo, e se li trovavo non li capivo: erano pieni di segni e simboli indecifrabili. Rimandai dunque le letture sul suono a quando sarei stato più grande e mi accontentai di rimanere il solito autodidatta affacciato alla finestra. In compenso lessi Pinocchio.
[*] A scanso di equivoci: non sono mai stato un "prodigio", ero un bambino normalissimo; avevo solo necessità di raccogliere informazioni sul suono e su altri argomenti che mi stavano a cuore (uno di questi era l'elettricità, ma eviterei di approfondire, altrimenti si fa notte). I bambini, dico tutti i bambini, imparano qualunque cosa quando scoprono che li fa divertire; se a quattro anni si sospetta che la lettura sia un'attività ricreativa, s'impara a leggere in un baleno, non importa attendere il maestro di scuola: si chiede a mamma e ci s'ingegna.
Di domenica
La domenica è festa (bella scoperta). No, intendo dire che è un gran giorno: per strada arriva un signore che con la sua automobile fa un baccano infernale. E non si muove, non si muove nemmeno a pagarlo, spinge il pedale del gas senza mai partire. Si affacciano tutti, c'è da sbellicarsi. Fra l'altro, il rombo del suo motore fa tremare i vetri delle finestre. I vetri tremano ora sì ora no, ora sì ora no...
«Perché ora sì ora no? E perché i vetri emettono sempre la stessa nota? Perché la emettono quando il motore è a un certo numero di giri e non lo emettono quando i giri aumentano o diminuiscono?»
Ebbene: quel simpatico signore, le cui abitudini sono dettagliatamente esposte ne Lo strano caso del signor Ulivelli, per la prima volta mi fece porre attenzione ai fenomeni di risonanza; tematica che mi stuzzicò fin da allora, e che più tardi, da studente, iniziai ad approfondire con forte interesse.
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